Rientro trafelato

Ultimo week end di maternità e lunedì si ricomincia.
Tutti mi chiedono "Sei pronta?!" e la risposta è immancabilmente una bugia: sì... che in realtà significa no.
L'organizzazione, salvo intoppi, è studiata al secondo.
L'inserimento al nido per il nano piccolo è andato bene, sorride a tutti. 
Il nano grande ormai va volentieri alla scuola materna. 
Ma resta un dubbio da risolvere: come farò, uscendo alle 16:00, a essere alle 16:00 a prendere due nani in due asili diversi, anche se vicini?
Ho 48 ore di tempo per laurearmi in teletrasporto o trovare il coraggio di chiedere in ufficio un piccolo ritocco al mio orario... 
E poi... dove ho messo il mio badge? E gli occhiali per il computer? Perché non mi sono posta PRIMA queste domande?!

Il livello di difficoltà aumenta drasticamente sabato sera: il nano grande ha la febbre altissima. Domenica si aggira sui 39/40 gradi... nonostante la Tachipirina, continua a scottare.
Riparte l'organizzazione a incastro tra nonne che devono andare ad acqua-gym e dal commercialista e chiunque sia disponibile a coprire quella mezz'ora buca prima che arrivino finalmente le 16: del mio "primo" lunedì di lavoro.

Svezzamento

Quando iniziai a svezzare il nano grande, ero una giovane mamma ottimista e inesperta, illusa che avrebbe spalancato la bocca e apprezzato i deliziosi brodini vegetali che preparavo con amore. Lo scontro con la realtà fu durissimo. Fauci serrate, espressioni disgustate e pianti isterici sono immagini ancora nitide nella mia mente, come le macchie di pappette sui bavaglini e sui muri della cucina.
Adesso tocca al nano piccolo. Sono partita più preparata ma altrettanto illusa e ottimista. A una settimana dal primo omogeneizzato il bilancio è più o meno questo.
10% sui miei pantaloni
10% sul pavimento
10% sulle calze del nano
30% sul bavaglino
20% sulla faccia del suddetto nano
E forse qualcosa è finito anche nella sua pancia

Rientro

Tra poco più di un mese terminerà il congedo di maternità e tornerò al lavoro. Pur essendo contenta, non posso non pensare, anzi ricordare, a quante cose mi perderò. Andare a prendere i nani all'asilo, vedere il piccolo fare tutti quei piccoli progressi che mi hanno emozionato con suo fratello, dai primi passi alle prime parole. Portare il nano grande in piscina o ai giardini a giocare.
Certo, so che in mia assenza sono in ottime mani e sono fortunata ad avere vicino a casa entrambi gli asili... E non sono sicuramente l'unica mamma a doversi confrontare con ritmi ed esigenze così, ma quanto sarebbe bello avere un part time!

Torta al cioccolato

Oggi prepariamo una torta. Metto gli ingredienti sul tavolo e faccio indossare il grembiule al piccolo cuoco. Non faccio in tempo a prendere il latte in frigorifero che le uova sono già rotte nella scodella, gusci inclusi.
Il momento preferito è quello della frusta elettrica.
"Mamma, lascia fare a me che è pericoloso" mi sento dire.
Dopo aver leccato il cucchiaio, mettiamo la torta in forno.
"E adesso?" mi chiede il nano.
"Adesso aspettiamo che sia cotta e poi ci mettiamo lo zucchero a velo".
"Lo zucchero vero? Quello che abbiamo usato prima era finto?"

Compagni di asilo

Spesso, quando vado a prendere il nano all'asilo, insiste per invitare qualche amico a giocare, e mi fa sempre piacere accontentarlo.
Oggi il suo amico E. lo ha invitato ad andare a casa sua ma ho dovuto rifiutare spiegando che avevo con me anche il nano piccolo e non avrei saputo dove metterlo.
E. ha trovato immediatamente la soluzione.
"Possiamo metterlo nel mio garage!"
Ringraziando, gli ho risposto che nei garage si mettono le macchine, non i bambini. E lui:
"Ma no... ci stanno una macchina e una moto, ci starà anche il passeggino!"

Rapporti di buon vicinato

Era solo questione di tempo. A tre mesi dal trasloco nella casa nuova, aspettavo il momento in cui sarebbero arrivate le lamentele dagli inquilini del piano di sotto.
E così è stato: la portinaia ha puntualmente riferito che la Signora X sente correre e rumore di oggetti che cadono.
Non avevo bisogno di questa conferma per raccomandarmi col nano ogni volta che si scatena. Oggi lo ho nuovamente ripreso e alla sua domanda "perché?" gli ho spiegato che la signora di sotto altrimenti ci sgrida.
"Mamma, ti ha già sgridato?"
"Sì,  pulce"
"Ma non lo sa che i bambini corrono?"

Orecchio bionico

Ero convinta che tutte le mamme, indistintamente, al momento del parto venissero dotate dell'orecchio bionico: quello che ti consente, dalla cucina e con la lavatrice che centrifuga, di sentire il rumore dello sbadiglio del pargolo che dorme in camera da letto; quello che ti fa svegliare al minimo sospiro e colpo di tosse a qualunque ora e fuso orario. Quello, insomma, che ti rovina il sonno finché un'altra donna non sarà disposta ad ascoltare il dolce russare di tuo figlio.
Questa notte ho avuto la dimostrazione che non tutte le mamme hanno le stesse dotazioni di serie. La mia compagna di stanza qui in ospedale russa beatamente nonostante il suo bambino pianga da 33 minuti esatti (sembrano pochi ma non lo sono affatto) e "l'allarme" del saturimetro emetta da mezz'ora un bip prolungato e fastidioso che farebbe saltare i nervi anche a un monaco buddista in meditazione.
Forse è la famosa eccezione che conferma la regola.
Forse io dovrei studiare la meditazione buddista.